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Trailer "รจ stato il figlio", tratto dal libro omonimo di Roberto Alajmo

È stato il figlio, l’opera solista di Daniele Ciprì. Il regista ha portato sul set Toni Servillo,in un' interpretazione che è forse la sua performance più bella. Il personaggio che interpreta, Nicola Ciraulo, rimarrà impresso per lo sguardo triste dell’uomo che stenta a vivere,  per quello cruccioso del padre di famiglia che rinfaccia di essere l’unico a “portare e picci int’a casa”.  Servillo così racconta Palermo, dove la storia (ispirata al libro omonimo di Roberto Alajmo) è ambientata. Una Palermo degradata e vittima della mafia. Non è questa solamente la grande "capitale" siciliana, è tanta arte, tanto cuore, tanto impegno sociale, tanta cultura millenaria, come la  poesia arabo-siciliana per esempio.

Roberto Alajmo, con la sua scrittura efficace e diretta, ha mostrato quello che gli stessi palermitani evitano di ricordare o rivivere. Il film è veramente una visione poetico-realistica di uno spaccato di lacerata povertà e di stentata sopravvivenza, a stretto gomito con quella che Alajmo e tanti altri combattono, la mafia.

Roberto Alajmo

                  
Roberto Alajmo è nato a Palermo nel 1959.
Ha pubblicato, fra l’altro: “Almanacco Siciliano delle morti presunte” (Edizioni della Battaglia 1997, premio “Feudo di Maida”), “Le scarpe di Polifemo” (Feltrinelli, 1998, premio “Arturo Loria”), “Notizia del disastro” (Garzanti, 2001, premio Internazionale Mondello), “Cuore di Madre” (Mondadori 2003, premio Campiello, secondo classificato al premio Strega), “Nuovo repertorio dei pazzi della città di Palermo” (Mondadori 2004), “E’ stato il figlio” (Mondadori 2005, premi SuperVittorini e Super Comisso, finalista al premio Viareggio), “La Mossa del Matto Affogato” (Mondadori 2008, “Un Lenzuolo contro la Mafia – Sono vent’anni e sembra domani” (Navarra, 2012).
Con Laterza, ha pubblicato i saggi “Palermo è una cipolla” (2005), “1982 – Memorie di un giovane vecchio” (2007), “L’arte di Annacarsi” (2010), “Tempo Niente” (2011) e “Arriva la fine del mondo e ancora non sai cosa mettere” (2012).
Per Il Saggiatore ha curato il volume “Repertorio dei Matti d’Italia” (2012)

Nuovo repertorio dei pazzi della città di Palermo" è una sorta di antologia  che raccoglie una lunga serie di anedotti su personaggi assurdi di Palermo.


Roberto Alajmo aveva già pubblicato un "Repertorio dei pazzi della città di Palermo" nel 1993 e nel nuovo repertorio procede ad un ampliamento e ad una parziale riscrittura.

 

 

tratto da "nuovo repertorio dei pazzi di Palermo"

Uno faceva collezione di storie eccentriche. Ne trovò una e la mise da parte. Poi ne trovò un’altra, e così via. Quando ne raccolse un certo numero, ne fece un libro. Ma l’uscita de libro fece sì che altre persone venissero a raccontargli le storie che conoscevano. Fu così che il collezionista ne ebbe presto parecchie altre e decise di ripubblicarle assieme alle vecchie. E ancora, e ancora.
Uno viveva con la famiglia del nipote, che era una famiglia normale. Lui invece si ubriacava e tutti si vergognavano molto. Alla lunga, finì che usciva dalla sua camera solo per attraversare il corridoio e vuotare il vaso da notte.
Quando morì i parenti scoprirono che da anni conservava i tappi delle bottiglie. Ne trovarono a migliaia dentro l’armadio della sua camera, dal quale per fare spazio aveva gettato via i vestiti.
Uno ricco aveva la fissazione delle automobili. Ne comprava una ogni volta che poteva, specialmente di quelle antiche, da collezione. La sua vita era regolata in funzione delle macchine. Fece pure allargare l’ingresso della sua villa per poter entrare con l’automobile, posteggiare in salotto e andare a dormire.
Faceva segare a metà le vetture e saldare pezzi dell’una con pezzi dell’altra. Ne nascevano mostri che facevano pochi chilometri fra lo stupore generale per poi fermarsi definitivamente.
Possedeva anche diverse motociclette. Su una di queste, in tempo di guerra, accompagnava i feriti che trovava per strada dopo i bombardamenti. Ma se durante il trasporto all’ospedale trovava un altro ferito, scaricava dalla moto il primo, caricava il secondo, e così via.
Era una passione ereditaria. Suo figlio trovò i soldi e il modo di comprare un carro armato che secondo lui sarebbe servito per andare a caccia, ma non ebbe mai l’occasione di usarlo. Uno faceva collezione di lampadine fulminate.
Uno faceva collezione di chiodi usati e li classificava in diverse cassette con sopra scritto: utili, forse utili, difficilmente utilizzabili. Uno era il principe di Baucina, che si vantava di non aver mai aperto una busta in vita sua. Aveva elaborato una classificazione delle lettere in due categorie: inutili e jettatorie. Gli amici e i parenti che erano a conoscenza della sua teoria smisero presto di scrivergli, per cui la teoria stessa tendeva sempre più a rivelarsi esatta: le lettere che arrivavano finirono per essere davvero tutte irrilevanti o foriere di cattive notizie. Lui annusava la busta, la soppesava e stabiliva:- Inutile. Oppure:- Jettatoria. Non le buttava, però. Quando morì ne lasciò tre casse piene, ed erano tutte intatte. Uno gestiva una specie di bazar in via Brunetto Latini. Nel suo negozio le pareti fino al tetto erano coperte di merce di ogni tipo stivata senza nessun ordine, in modo che le cose si reggessero a vicenda. C’era tanta roba che a stento riusciva a entrare una sola persona per volta, lui compreso. Nel suo negozio si trovavano, fra l’altro: stelle da sceriffo di plastica e di latta; pinzette di tre misur ;parrucche; maschere, puzzolina e finte merde da carnevale; penne Carioca a sei e dodici colori; quaderni con la copertina nera e la carta gialla; soldatini di plastica; bicchieri di plastica richiudibili da pic-nic; posate da pic-nic; rossetti; palline clic-clac; modellini d’aereo; confezioni di Pongo, ma non proprio Pongo: una sottomarca del Pongo; gioielli da bambola; album da colorare; panettoni fuoristagione; diari scolastici Vitt degli anni precedenti; portachiavi con scheletrino; portachiavi con corno di corallo piccolo, medio e grande; detersivo universale; pennelli di varie misure; il gioco dei quindici; il Bignamino dei temi svolti per la scuola media; raganelle; bottoni; aghi e filo per cucire; pantofole da viaggio; grucce portacravatte; scacchi magnetici; immagini di Cristo sulla croce che apre e chiude gli occhi a secondo dell’angolazione da cui si guarda; teste di creta scolpite non si sa da chi; cartine per sigarette; palloni Super Santos; palloni Pelè; segnalibri di stoffa; telefoni portatili finti; pistole ad acqua a grilletto e a pressione; pistole ad elastico; Jaguarmatic; Tigermatic; Lugermatic; frecce a ventosa senza arco; trenini elettrici; cartoline già usate (indirizzate al padrone del negozio); foulard; cinture; bretelle; scatole di compassi; guanti da neve con due dita; anelli coi colori delle squadre di calcio; snocciola olive; spargimiele; affettacipolle, l’attrezzo per rendere quadrate le uova sode; portasigarette; bocchini; pipe; pipe di plastica; trottole 1X2 per compilare a caso la schedina del totocalcio; buste di francobolli esotici; immaginette
sacre; lumini votivi; battipanni; matite emostatiche; pugnaletti di plastica; scolapasta; segnaposto con animali; portatovaglioli di peltro con simboli araldici; occhiali a raggi x per vedere attraverso le pareti; bocce di vetro per maghi; stringhe; spazzole; spaghi; fibbie; pinocchietti di legno che si afflosciano se si mette un dito sotto il piedistallo; asini a rotelle; armoniche a bocca; nastri vari, e una testa irta di penne marca Presbitero.